Strumenti al top in reparto a Verduno – RIVISTA IDEA 10/09/20

Condividiamo l’articolo pubblicato sulla Rivista IDEA – giovedì 10 settembre

 

Strumenti al top in reparto a Verduno

Occorrerà un po’ di tempo per prendere confidenza con il nuovo ospedale Alba-Bra. È quasi pacifico che sia così, perché il nosocomio di Verduno non è solo nuovo, ma anche pensato secondo logiche moderne, non sempre cosi immediate per i “cittadini comuni”.

Per questo vale la pena provare a farsi aiutare dagli addetti ai lavori, per capire quali benefici, concreti e immediati, possano derivare dall’awalersi del “Michele e Pietro Ferrerò” in luogo del “San Lazzaro” di Alba e del “Santo Spirito” di Bra.

Proviamo a mettere qualche punto fermo con Edoardo Paganelli, prima direttore della struttura organizzativa complessa di otorinolaringoiatria dell’ospedale “San Lazzaro” di Alba e ora alle prese con nuovi spazi, nuove strumentazioni e nuove sfide in quel di Verduno.

«Nel nuovo ospedale abbiamo la fortuna di poter disporre di attrezzature particolarmente all’avanguardia, acquisite dall’Asl Cn2 e acquistate grazie anche ai fondi stanziati dalla Fondazione Nuovo ospedale Alba Bra, che ha di fatto contribuito in maneira davvero significativa», esordisce il chirurgo.

«È un ospedale moderno, attrezzato con sale operatorie molto “connesse”, che ci offrono la possibilità di trasmettere a distanza interventi, registrazioni, di visualizzare immagini su grandi schermi.

Disponiamo di strumenti che molti altri ospedali non hanno.

È in arrivo, per esempio, una pedana stabilometrica motorizzata, che servirà sia per le diagnosi nei pazienti che soffrono di vertigini che per la riabilitazione. È uno strumento che si trova solo in pochi centri privati, a quanto mi risulta non è in dotazione ad alcuna struttura pubblica. Abbiamo poi a disposizione molti dispositivi che facilitano la vita in sala operatoria e che pochi altri centri possono vantare. Si tratta soprattutto di attrezzature che accrescono la sicurezza degli interventi chirurgici, come il navigatore elettromagnetico che rende molto più sicuri gli interventi per polipi nasali, fatti in endoscopia, in spazi estremamente limitati e accanto a strutture molto delicate; con questo navigatore chi opera è in grado di sapere sempre, in ogni momento, dove sta lavorando e di visualizzarlo su uno schermo. Allo stesso scopo servono altri strumenti di cui è fornito l’ospedale, come i sistemi di visualizzazione tridimensionale per operare all’interno della bocca».

Non c’è il rischio che si crei un gap tra la tecnologia a disposizione e chi la deve utilizzare? «No; in realtà, una volta impostati i parametri, sono strumenti molto semplici da usare. Non sono attrezzature che operano al posto del chirurgo, sono sistemi che consentono allo specialista di vedere meglio quello che sta facendo. La differenza continua comunque a farla la competenza di chi opera, la sua esperienza, la sua professionalità.

Questi sono solo supporti. Non credo che il loro utilizzo creerà alcun problema, anzi: non faranno che aumentare la sicurezza. In ogni caso, questo è il futuro, la tecnologia ha invaso ogni aspetto della nostra vita, basta pensare a quel che riusciamo a fare oggi con un cellulare, cose impensabili anche solo cinque anni fa… Non possiamo fermare il progresso, dobbiamo adattarci e fard aiutare da queste apparecchiature».

Con che spirito ha affrontato la sfida di gestire una strttura di un ospedale del tutto nuovo? «È sempre molto stimolante partire da zero e creare qualcosa. Si tende un po’ a sedersi, a pensare “Qui funziona così”, e si rischia di fare sempre le stesse cose. Invece mi trovo in una struttura che ha delle potenzialità enormi, che mi impone di immaginare di poter fare più cose, cose diverse, migliori e anche di chiedermi continuamente come le possa fare. È chiaro che a questo punto subentra anche l’appoggio della componente amministrativa (dall’assessorato regionale fino alla direzione dell’ospedale) perché occorreranno risorse sia economiche che umane per far funzionare questa macchina a pieno regime. Oltre a ricostruire da zero tutte le équipe, occorrerà più personale perché l’ospedale è molto grande e le grandi dimensioni hanno come contropartita quella di rendere alcune cose più dispersive. Ma le potenzialità sono spaventose…».

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