Un anno nelle parole dei volontari

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Pubblicata il

7 gennaio 2026

“AIUTIAMO LE PERSONE NELL’OSPEDALE. OGNI GIORNO SI CREA UN SENSO DI APPARTENENZA E VICINANZA RECIPROCA”

Arcangela è una dei 150 volontari della Fondazione Ospedale Alba-Bra, che ogni anno partecipano alla realizzazione di attività, progetti e servizi per contribuire al miglioramento della struttura ospedaliera e della sanità locale. La incontriamo per raccogliere emozioni e pensieri di un anno di lavoro.

Quali sono le attività che svolge come volontaria della Fondazione?

“Svolgo una grande parte dell’attività di volontaria nei locali Pronto Soccorso, con altri collegi siamo in altre zone dell’ospedale : quinto piano, prericovero, oncologia, terzo piano, ginecologia e oculistica. In queste postazioni accogliamo e accompagniamo persone che ad esempio non sanno dove andare – la struttura è grande, per qualcuno può risultare difficile muoversi in modo agevole tra i vari piani. Il nostro ruolo è quello di orientare nei reparti dell’ospedale o affiancare durante l’attesa. Talvolta incontriamo persone in sedia a rotelle che devono tornare dalla propria auto, in questo caso possiamo accompagnarli perché ad aprile i volontari della Fondazione hanno ricevuto l’autorizzazione a movimentare i carichi, grazie alla partecipazione ad un apposito corso”.

Quali sono le principali emozioni da affrontare in questo tipo di compito?

“Talvolta chi arriva in Pronto soccorso è spaventato, penso soprattutto ai bambini. In questo caso i volontari si “improvvisano” baby sitter, il nostro ruolo è quello di aiutare i piccoli e distrarli – per quello che si può fare ovviamente. Anche con gli adulti ci troviamo talvolta ad affrontare ansie e paure. Ovviamente chi arriva in uno stato di emergenza può sperimentare solitudine e disorientamento e in questa situazione la vicinanza umana risulta fondamentale. Capita spesso di parlare a lungo con persone anziane in attesa, si chiacchiera di questioni quotidiane e semplici, non è necessario affrontare grandi argomenti. Chi entra in ospedale talvolta ha bisogno di una presenza, di qualcuno che ascolti e interagisca in modo partecipe. Questa è la magia dell’aiuto”.

Quali gli altri progetti a cui i volontari partecipano?

“I progetti della Fondazione a cui possiamo partecipare sono tanti: l’ambulatorio mobile che si muove sul territorio e svolge attività di prevenzione, screening e divulgazione, poi il percorso Stammi Bene+ dedicato al benessere degli stessi volontari (attività fisica e nutrizionale), i momenti di aggregazione, il supporto nelle varie attività annuali e tanto altro. A metà dicembre il 2025 si è concluso con la con la bella e buona cena natalizia in cui hanno partecipato volontari, il consiglio di amministrazione della Fondazione, la direzione generale dell’ASL  e tantissimi primari. E’ un universo variegato e capace di generare tante emozioni”.

Cosa intende dire?

“Nel gruppo di volontari si crea un senso di aggregazione e vicinanza reciproca. Molte persone hanno oltre 60 anni e il nostro stare insieme è prezioso, ci fa sentire parte attiva di una comunità e di un’identità comune. Il clima relazionale è leggero e simpatico, l’ospedale pur essendo una struttura sanitaria è colorato e accogliente, pieno di luce. Il contesto non è marginale, l’estetica contribuisce a generare una sensazione di appartenenza e di bellezza”.

La solidarietà e l’aiuto generano quindi un ritorno importante anche dal punto di vista personale.

“La sensazione è quella di fare del bene all’altro, di contribuire alla salute del nostro territorio. In passato avevo provato a partecipare a molte attività di volontariato, ma sinceramente nessuna mi soddisfaceva. Ti ritrovavi a svolgere compiti di importanza secondaria o comunque poco incisivi. Il mio tempo è prezioso, non voglio partecipare a progetti o attività in cui non avverto un senso di efficacia. La Fondazione Ospedale Alba-Bra ha aperto un mondo. Qui la sensazione è davvero quella di contribuire alla costruzione di un benessere collettivo, mi sento felice per questo”.

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