“Ricordo un uomo che era molto arrabbiato, si era fatto male e non sapeva dove andare, non capiva perché dovesse rimanere così tanto in sala d’attesa. Così uno dei nostri volontari si è avvicinato, lo ha rassicurato e gli ha dato le informazioni necessarie, spiegando il funzionamento dei “codici colore” in Pronto soccorso. La rabbia è passata, tutto è potuto andare avanti. Ci ha ringraziato. Sul suo volto era tornato il sorriso”. Gianni Quassolo è un pensionato che coordina i volontari della Fondazione Ospedale Alba-Bra. Le sue parole a fine gennaio raccontano una storia iniziata nel giugno del 2022, quando un gruppo di persone decise di mettere a disposizione il proprio tempo e la propria opera volontaria nel Pronto soccorso del neonato ospedale di Verduno. “Volevamo renderci utili, eravamo quasi tutti pensionati in salute e con molto tempo a disposizione. Desideravamo sentirci vivi, aiutare gli altri e impedire l’ozio del cuore e del cervello. Abbiamo perciò deciso di prestare la nostra opera alla Fondazione e all’ospedale, aiutando i pazienti a orientarsi e accompagnandoli nei vari reparti”. Aggiunge: “Come veniamo ripagati per questo servizio? Per capirlo è sufficiente guardare gli occhi delle persone aiutate. Pieni di gratitudine. Ogni tanto penso che non siano i volontari a far bene ai pazienti, ma i pazienti che fanno bene ai volontari. I loro sguardi dicono “grazie” in un modo così spontaneo e commovente”.
Oggi il gruppo di volontari è costituito da circa 140 persone, di cui 96 operano nel Pronto soccorso (uno spazio delicato, in cui l’urgenza rende necessario un supporto aggiuntivo, un orientamento supplementare per i pazienti soprattutto nel momento dell’ingresso o dello smistamento ai reparti) e gli altri operativi in varie zone dell’ospedale.
Negli scorsi giorni è partito il corso di aggiornamento obbligatorio che accompagnerà la crescita del gruppo fornendo competenze utili a garantire un servizio di elevata qualità. La formazione si articola lungo quattro incontri (il 3 e il 18 febbraio, il 3 e il 17 marzo) con l’obiettivo di approfondire i valori fondanti del volontario, la struttura organizzativa, la relazione d’aiuto con gli assistiti, le pratiche di mobilizzazione e tanto altro. Il percorso è realizzato in collaborazione con l’Asl Cn2.
“Oggi lavoriamo su tre turni, che coprono 12 ore giornaliere a partire dalle 10,00 del mattino fino alle 22,00”, conclude Quassolo. “Se qualcuno arriva in Pronto soccorso ansioso o confuso, cerchiamo di rassicurarlo. Se qualcuno deve andare in pediatria o in altri reparti “lontani”, lo accompagniamo. Se qualcuno ha bisogno di informazioni, gliele forniamo. Insomma siamo al servizio di chi entra e soprattutto di chi si sente smarrito. Ricordo l’espressione di un anziano signore che non sapeva dove andare, o di una donna che aveva il telefono scarico e non riusciva a chiamare i parenti in una situazione d’emergenza. I destinatari considerano prezioso il nostro lavoro. Spesso non serve fare molto, un piccolo gesto può restituire speranza. Gli infermieri e i medici fanno l’impossibile per il paziente, noi aggiungiamo un piccolo ma inimitabile pezzetto di supporto”. I volontari diventano custodi di umanità, operando nell’interstizio emotivo più delicato: quel momento in cui la persona in stato di necessità entra nell’ospedale e chiede aiuto, in cui la sua più intima fragilità viene consegnata nelle mani dell’altro.







